La mia esperienza eNetworks: dalla piscina al Product Management Office

Intervista a Stefano Nuzzo 

La determinazione richiesta dagli allenamenti e la capacità di adattarsi tipica dell’acqua sono ciò che da ex nuotatore, Stefano Nuzzo ha trasposto nella propria carriera personale arrivando ad operare nel Product Management Office dopo almeno due radicali cambi di carriera da cui ha imparato a reinventarsi ogni volta, avvicinandosi sempre di più al suo obiettivo finale: diventare Project Manager. 

Quale ruolo ricopri oggi in eNetworks? Quali sono le tue principali mansioni? 

Sono all’interno del Product Management Office, un ufficio amministrativo in back office che fornisce supporto sia a livello operativo che metodologico per la gestione di processi aziendali, progetti o insiemi di progetti e, allo stesso tempo, organizza le risorse necessarie per la loro realizzazione.   

La mia attività quotidiana consiste principalmente nel fissare e prendere parte a riunioni con gli attori coinvolti e appartenenti a diversi reparti, nel raccogliere informazioni sull’avanzamento dei progetti e nel “cortocircuitare” la comunicazione tra le varie parti che si trovano a lavorare assieme facendo in modo che ogni progetto proceda con le corrette tempistiche e senza intoppi.  É mio anche il compito di redigere tutta la reportistica sulle diverse attività in corso. In sintesi, devo essere consapevole di tutto ciò che “bolle in pentola” sia per quanto riguarda le risorse umane, sia per quanto concerne l’aspetto finanziario. Questo perché il mio reparto, in ogni momento, a seconda delle necessità, potrebbe essere interrogato sul numero delle persone o sulle risorse economiche impiegate per una specifica attività, informazioni essenziali per poi valutare quanto è la rimanenza delle une e delle altre.   

Quale percorso lavorativo hai compiuto per arrivare alla tua attuale posizione? 

Prima di incontrare eNetworks, nel 2015, facevo tutt’altro: sono un ex nuotatore e lavoravo come assistente bagnanti nella piscina in cui nuotavo. È stato quindi un cambio radicale ma non posso dire che l’esperienza sportiva non mi abbia aiutato, anzi! Soprattutto il concetto di allenarsi per ottenere un risultato. Ho cercato di trasporlo nella mia carriera non spaventandomi mai di fronte ai cambiamenti ma prendendoli come una sorta di allenamento, per arrivare al risultato

Dal punto di vista della formazione, il mio non è stato un percorso lineare, semplice e chiaro. Dopo il liceo scientifico, ho frequentato Ingegneria Elettronica al Politecnico di Milano per poi fermarmi perché, visto che lavoravo in contemporanea, il ritmo di studio aveva subito un rallentamento. Quando è arrivata la proposta di eNetworks mi sono trovato di fronte ad una scelta: proseguire negli studi, ritardando l’entrata nel mondo del lavoro, oppure iniziare fin da subito magari un gradino più in basso, ma mettendomi in gioco. Sono soddisfatto della mia scelta perché in eNetworks mi è stata data la possibilità di crescere facendo tante esperienze con vari clienti di diversa tipologia, cosa che mi ha permesso di arrivare dove sono oggi con le tempistiche e la preparazione corrette. 

Negli anni si è evoluto il tuo ruolo in eNetworks? Come? 

Il mio primo ruolo è stato quello di help desk specialist per una nota azienda del settore beverage, poi mi sono spostato in un service desk per un’altra azienda, sempre dello stesso settore. Questo può già essere considerato un primo salto di qualità nella mia vita lavorativa perché nel primo caso mi occupavo di utenti principalmente della business unit italiana mentre nel secondo ero inserito direttamente nell’azienda e avevo a che fare con un più ampio bacino di utenti. Mi occupavo di più Paesi tra cui Italia, Spagna, Grecia, Irlanda e Sud Africa. In questa esperienza il CFO dell’azienda mi ha selezionato anche per fare da supporto ad una loro iniziativa interna, apprezzando il mio modo di pormi: è stata una grande soddisfazione. Dopo l’help desk ho cambiato radicalmente e mi sono reinventato come data analyst per una multinazionale per la quale lavoro ancora, stavolta nel settore TLC. È stato un notevole e molto utile cambio di prospettiva che mi ha permesso di imboccare la direzione in cui mi auguro di proseguire la mia carriera: quella della gestione e dell’organizzazione. Con il bagaglio di esperienza maturata ho iniziato infatti ad interessarmi a ruoli sempre meno tecnici e sempre più gestionali fino ad approdare al Product Management Office dove oggi lavoro. Il mio obiettivo è quello di diventare Project Manager. Mi è sempre stato insegnato che per fare bene qualcosa devo sviscerarlo e capirlo nei minimi particolari, per questo penso che il mio attuale ruolo nel PMO sia molto importante per la carriera che desidero.    

Quali sono gli aspetti più sfidanti del tuo attuale ruolo e cosa ti dà maggiore soddisfazione? 

Da sportivo dico “No pain, no gain”, ovvero quello che trovo più “difficile” nel mio lavoro è esattamente quello che poi mi dà maggiore soddisfazione. 

Nella mia attuale attività la parte sfidante riguarda il ritrovarsi ad aggregare informazioni e dati che arrivano da fonti disparate (riunioni, email, chat), farle confluire verso di me per poi organizzarle in modo che, in caso di interrogazione da parte dei clienti, il nostro ufficio sia in grado di fornire risposte sicure e certe. Può non sembrare, da fuori, ma è un bombardamento costante di informazioni e dati, non c’è tregua, ma non bisogna cedere, mai. Neanche quando agli occhi del cliente non è chiaro lo sforzo che si sta facendo per tenere ordinata e organizzata una struttura molto complessa. Quando, grazie al nostro impegno, le cose vanno come devono andare, la soddisfazione è doppia e si ha la prova che tutto il nostro effort ha portato a dei risultati perché i processi sono ordinati, comprensibili e sempre di facile consultazione. 

Quali sono secondo te le skill essenziali per svolgere un lavoro come il tuo? 

Passione, pazienza, ordine, organizzazione e una grande capacità di adattamento. È molto importante anche l’aspetto relazionale, ovvero il sapersi porre nel modo corretto con le persone a seconda del contesto, dei loro bisogni ma anche del tuo obiettivo. Questa è una capacità che ho sviluppato durante entrambe le esperienze all’help desk e al service desk dove entrano in gioco anche diversi aspetti psicologici oltre che tecnici. In quei casi una persona ti contatta perché ha un problema che può essere banale ma anche molto urgente e di cruciale importanza, è quindi fondamentale il modo con cui ci si riesce a relazionare con le persone. Si può ad esempio erigere un muro, rispondendo come una segreteria automatica, oppure cercare di interagire con la persona calmandola e facendole capire che si è lì per aiutarla. Dopo tanto allenamento, ho acquisito questa capacità che si sta rivelando fondamentale anche adesso. Chi ricopre il mio ruolo può infatti essere percepito come il “rompiscatole” di turno dai project manager perché effettivamente continuo ad interrogarli per sapere qual è l’andamento di un progetto. Il saper scegliere il miglior approccio in ogni circostanza fa sì che il mio intervento non sia visto come un fastidio ma come una domanda lecita e con uno scopo concreto. 

Tre consigli per chi desidera arrivare dove sei arrivato tu? 

Prima di tutto va compreso che è importante arrivarci per gradi e con le tempistiche corrette, senza avere fretta né paura di iniziare dal principio. C’è un percorso da compiere ed è giusto fare tutte le tappe maturando gradualmente quell’esperienza che serve per non cadere nel tragitto, rischiando di farsi male. 

È molto importante non arrendersi mai davanti alle difficoltà e, soprattutto, mai cedere al panico. Durante la mia esperienza ho scoperto che in verità c’è sempre una soluzione, quello che cambia è il grado di successo che una certa soluzione ti porta a raggiungere. In questa ricerca l’atteggiamento negativo non è affatto di aiuto, meglio avere un approccio tranquillo e analitico alla situazione per trovare la strada che massimizza il tuo risultato. 

Consiglierei infine di coltivare sempre la voglia di crescere ma senza dimenticarsi cosa significhi 

essere umili. Se si riesce a coltivarla restando con i piedi per terra, l’ambizione diventa il vero motore che porta avanzamenti di carriera e progressi personali

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